23 aprile: Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

Per celebrare questa giornata la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco ha stilato un elenco di libri ambientati nelle 20 regioni italiane: due libri per ciascuna regione con l’intento di legare la narrativa al territorio e stimolare l’interesse dei lettori. 

Confesserò subito che dei due libri scelti per il Piemonte ho letto solo il primo, ma non – come moltissimi – a scuola. O meglio, sicuramente era fra le letture consigliate, o magari anche imposte, ma da ragazzina coi libri di guerra non ci andavo d’accordo. Troppa azione, pochi sentimenti, e nessuna protagonista femminile più o meno memorabile (devo dire che questa faccenda del personaggio femminile mi è rimasta, fatico tantissimo a leggere una storia priva di donne). Quindi sicuramente avevo scelto altro (solitamente la nostra insegnante dava un’alternativa, o ci segnalava un gruppo di libri fra cui dovevamo leggerne almeno uno) o mi ero aggiustata con qualche bignami… Anni dopo ho letto Pavese per libera scelta e con soddisfazione.

Vediamo come sono messa con gli altri libri… uhm… sono quasi tutti uno “d’epoca” o “da letture scolastiche” e uno più contemporaneo. Ho letto quasi tutti quelli del primo gruppo e solo cinque o sei del secondo. È curioso che per alcune regioni ci siano due libri contemporanei, come se non ne esistessero altri, mentre il contrario accade solo per il Friuli.

Ok, ora sono curiosa di scoprire qualcosa di più su questo “Mandami tanta vita”. Vado a informarmi.

Mancano dieci giorni…

Tra dieci giorni esce il nuovo libro di Alice Basso, ahimè l’ultimo della serie di Vani Sarca. Qui a fianco, la terribile copertina. Non mi sono mai piaciute le immagini in copertina degli altri libri, ma questa le batte tutte. Cos’è ‘sto verdino tiffany, tutti ‘sti colori pure vivaci! La poltrona giallo sole fa male agli occhi… meno male che il mio ereader non è a colori! :D Le altre almeno erano su toni scuri, questa non c’entra assolutamente niente. Almeno, lo spero che non c’entri niente… È che in generale detesto le copertine con delle persone riconoscibili. Di solito questo succede quando dal libro è stato tratto un film, e in copertina pensano bene di mettere un fotogramma o la locandina. Ed è una roba che odio, e se posso cerco un’edizione precedente alla realizzazione del film, così c’è la copertina originale. Ma qui non ci sono film in ballo, Alice ha raccontato che se ne è parlato ma poi il progetto non è andato in porto. Quindi, niente film e niente serie televisive. E allora chi è ‘sta tipa? E quelle delle altre copertine? Nessuna di loro è neanche lontanamente somigliante alla descrizione di Vani. Fateci caso, è rarissimo che in copertina ci sia una foto, e nella foto ci sia un viso riconoscibile. Ci sono disegni, elaborazioni grafiche, se proprio c’è qualcosa di così netto le persone sono di spalle, o troppo piccole per essere riconoscibili, o hanno dei grandi cappelli che nascondono i lineamenti…

Un po’ per l’imminente uscita, e un po’ per motivi del tutto indipendenti, è finita che mi sono messa a rileggere gli altri, e sono giusto giusto a metà del quarto, quindi finirò in tempo per attaccare il nuovo arrivato rispettando perfettamente la timeline della narrazione visto che questa volta non ho dubbi sul fatto che inizierà esattamente da dove è finito il precedente, o al massimo da qualche ora dopo…

Fiori sopra l’inferno

Qualche giorno fa ho visto una pubblicità di un qualche concorso letterario che utilizzava come “incoraggiamento” il fatto che lo scorso anno fosse stato vinto da Ilaria Tuti che poi ha pubblicato con Longanesi e avuto un certo successo, e così mi sono ricordata di averlo letto, quest’estate, e anche che mi era piaciuto parecchio. Lo so, non suona benissimo come inizio, ma ho letto davvero un mucchio di cose mentre avevo la mano ingessata e potevo fare poco altro, e lo ammetto, alcune letture sono state disordinate, o particolarmente bulimiche.

Dopo le prime pagine ero indecisa se andare avanti perché le atmosfere erano davvero molto cupe e mi stava facendo un po’ paura… sono una fifona, leggo un sacco di gialli e qualche thriller ma guardo L’ispettore Rex col volume basso e i sottotitoli alla pagina 777 per non fare salti sulla poltrona quando sparano o esplode qualcosa… però sono andata avanti perché ormai la storia mi aveva preso, e anche la protagonista, il commissario Teresa Battaglia, una donna molto “vera”, non la solita improbabile poliziotta che più che altro sembra una modella, ma una donna non più giovane, non eccessivamente in forma fisica, con un carattere spigoloso e difficile, bravissima nel suo lavoro ma decisamente temuta e poco amata dai colleghi. Per questa indagine le viene affiancato un giovane ispettore che è quasi il suo opposto, giovane, belloccio, intelligente e preparato ma che un po’ per sfiga e un po’ perché sente come una punizione essere finito in un posto come Travenì quasi ai confini del mondo, non ne azzecca una, collezionando una serie infinita di gaffes. Teresa Battaglia nasconde un terribile segreto (all’inizio ho anche pensato che fosse l’assassina…) e Marini lo intuisce, e cerca di capire, instaurando uno strano rapporto con il suo superiore. Vedremo dove andrà a finire questa sottotrama, visto che è previsto un nuovo capitolo dal titolo Ninfa Dormiente, che dovrebbe uscire a breve.

A Travenì, un paesino in alta montagna ai confini con l’Austria, viene ritrovato un cadavere, appartenente a uno dei (pochi) abitanti. La scena del delitto è particolare, una raffinata messa in scena che fa pensare a una mente criminale particolare e pericolosa. Il commissario Battaglia deve scontrarsi con la mentalità chiusa del paese, con gli abitanti che si proteggono uno con l’altro, e cercare di trovare il colpevole, prima che succeda qualche altra disgrazia. Perché lei è certa che non sia finita con la morte del povero Roberto Valent… E a tutto questo si intreccia in maniera sempre più stretta una storia del passato, un orfanotrofio le cui rovine incombono sul paese e in cui si dice siano accadute cose terribili…

uno scialle personalizzato

Nella foto, un particolare della parte traforata di Hachi’s shawl… sì, hachi come il mio nick.

È successo che un po’ di tempo fa la mia amica Elena Grecchi mi ha tempestato di domande su come fosse il mio scialle ideale, forma, dimensione, spessore, colori preferiti… e poi s’è messa all’opera. Io non ne ho più saputo nulla fin quando non ho scartato il pacchetto… ovviamente l’effetto sorpresa con tutte quelle domande s’era un po’ perso, ma pazienza! Un pacchetto fatto per bene, come quelli che spedisce alle sue clienti del negozio Etsy, con tanto di cartoncino di ringraziamento e di omaggio! E dentro c’era questa meraviglia:

È così grande che non riesco a tenerlo tutto aperto! Ed è morbidissimo, leggero e caldo. Il filato è Kulau di Bilum Hand Dyed Yarns.

Presto lo troverete nello shop Etsy già pronto in qualche altra variante di colore o fra i modelli di Ravelry se preferite mettervi all’opera e farlo con le vostre mani.

Maurizio De Giovanni, Sara al tramonto, Rizzoli

È uscito da pochissimi giorni Le parole di Sara, il seguito di Sara al tramonto che ho letto quest’estate. Ahimè ci sono ancora molti libri che ho letto quest’estate quando avevo la mano ingessata e di cui non ho scritto nulla. Non credo riuscirò a recuperare tutto l’arretrato, visto che nel frattempo continuo a leggere (o rileggere) ma ci provo.

Ero diffidente, lo ammetto. Maurizio De Giovanni è noto al grande pubblico per I bastardi di Pizzofalcone e benché io legga volentieri gialli e noir, boh, no. Sarà che i film o le serie tratte dai libri sono quasi sempre peggio del libro da cui partono, sarà che diffido delle cose di troppo successo… Poi come a volte succede, ho letto qualche recensione che ne parlava, sono stata attirata da una protagonista femminile e ho vinto le mie resistenze assurde (e l’ancor più assurda ostilità che ho per il nome Sara) e mi sono tuffata nella lettura.

Mi sono innamorata in poche pagine di questa donna al tramonto (si fa per dire, per fortuna!) in pensione, vedova da poco e colpita anche dal lutto per la morte dell’unico figlio, da cui però s’era allontanata quando era ancora bambino, e mai riavvicinata. Ancor giovane, ma messa in congedo da un lavoro misterioso, difficile e pericoloso – la donna ha infatti dedicato l’intera esistenza ai Servizi – lascia che le nuove vuote giornate le scivolino addosso cercando di opporvi la minor resistenza possibile. Ma secondo il più trito dei cliché da certi lavori non si può davvero andare in pensione, e Sara si trova coinvolta in una indagine particolare, un caso di omicidio già chiuso, con una colpevole che forse non è colpevole, e che dal carcere riesce a instillare il seme del dubbio per cercare di salvare la propria figlia bambina, affidata agli zii. Nell’indagine la affiancano un ispettore piuttosto assurdo, in lutto per la fine del proprio matrimonio e vessato da un enorme cane (adottato come estremo regalo per recuperare il rapporto con la moglie, bel tentativo, ma fallito) che non gli dà retta neanche per sbaglio e che invece ubbidisce ciecamente ad un semplice cenno di Sara, e una ragazza giunta quasi al termine della gravidanza. La ragazza, Viola, è la compagna del figlio ormai morto di Sara. Il bizzarro terzetto porta a termine l’indagine fra una scena malinconica e un siparietto comico, i rapporti si cementano e in effetti non era difficile immaginare che ci sarebbe stato un secondo capitolo.

L’unica cosa che non mi è piaciuta, o meglio che ho trovato molto poco credibile in una storia assolutamente realistica, è questa faccenda dei Servizi. La protagonista lavorava in una sorta di servizi segreti probabilmente deviatissimi, la cui potenza e il cui grado di infiltrazione a qualunque livello mi sembra davvero assurdo. Entrata giovanissima in questa realtà grazie alla sua capacità fuori dal comune di leggere le labbra a grande distanza e di essere capace di rendersi pressoché invisibile in qualunque situazione, Sara si è innamorata – ricambiata – del grande capo e per lui ha lasciato il marito e il figlio piccolo, e non è mai tornata indietro. Alla morte del compagno si è ritrovata con una enorme quantità di dossier che riguardano praticamente tutti i misteri irrisolti della storia italiana e anche questo mi pare veramente assurdo. Posto anche che davvero ci sia qualcuno che conosce queste cose, non credo proprio che ci siano decine e decine di cartellette ordinate in cui viene spiegato tutto, e tanto meno che questo materiale possa essere stato fatto uscire dagli uffici e possa trovarsi nell’abitazione privata di qualcuno… Sara ovviamente decide di non aprire nessuno di quei documenti, ma li conserva.

Non so, quando leggo una storia plausibile e poi ci trovo una cosa così mi sento un po’ ingannata, come se l’autore avesse abusato della fiducia che i lettori gli hanno accordato.

Come si cambia…

Da quando Diesel ha dei problemi di vista (in questa foto gli occhi le sono venuti particolarmente strani… comunque ha le pupille molto grandi, come se fosse sempre al semibuio, e un po’ troppo opache) è passato un mese. Dopo i primi giorni di smarrimento (di entrambe) lei si è adattata alla grande, così tanto che mi viene quasi da dubitare che davvero non ci veda, ma siamo state dalla vet specialista in oculistica e ha diagnosticato il distacco della retina dovuto alla pressione alta e la perdita totale di un occhio e un piccolo residuo di vista conservato dall’altro. Prende delle pastiglie che dovrebbero scongiurare altri sbalzi di pressione, e per fortuna le prende senza fare storie.

La cosa singolare (o forse non poi tanto) è quanto è cambiata di carattere, e di come è cambiato il nostro rapporto. Diesel è sempre stata una gatta stranina, si è sempre fatta i cavoli suoi, non dormiva nel letto se non in rare occasioni, e quelle poche volte stava in un angolo sui piedi, di giorno si cercava un posto tranquillo ed ero abituata a non vederla se non un paio d’ore al massimo, di sera. Adesso se sono in casa lei è letteralmente fra i miei piedi, preferibilmente sotto la scrivania. A dormire di più con me aveva già imparato un po’ di più, da quando siamo rimaste da sole, ma ora mi dorme appiccicata addosso (sarà divertente quest’estate…) e sono un paio di giorni che mi sveglio con lei avvinghiata a una mia mano, che è ormai piena di graffi (che bruciano maledettamente quando lavo i piatti o uso qualsiasi tipo di sapone). Non graffiava neanche da piccola… Tonina sì, era terribile, mi ricordo sempre che il veterinario quando mi vide per il richiamo dei vaccini mi disse che dovevo assolutamente scoraggiarla dal comportarsi così, altrimenti avrebbe graffiato (erano in verità più morsi che graffi) per tutta la vita, e io mi domandavo come avrei dovuto fare a convincerla… ma funzionò. Che poi non sono graffi “cattivi”, è solo che mi appoggia le zampe sulla mano, e ha sempre avuto gli artiglietti molto affilati, e io la pelle delicata. Basta poco perché lasci il segno.

Anche adesso, io mi faccio un sacco di problemi, mi chiedo come fare a “spiegarle” le cose, come fare ad aiutarla quando la vedo in difficoltà, eppure sono poco meno di quindici anni che viviamo insieme (li festeggeremo, spero, ai primi di giugno), e di solito lei mi capisce molto meglio del previsto, e comunque se la sa cavare. Ha una capacità di adattamento e di compensazione pazzesca, dopo pochi giorni ho cominciato a vederla muoversi con sempre maggiore disinvoltura, e oggi l’ho trovata sopra al tavolo di cucina. Non ci saliva da anni, così come non faceva salti impegnativi da molto tempo. Lì per lì mi sono chiesta se ci era salita apposta o se si era “persa”, se dovevo aiutarla. Beh, l’ho lasciata fare, ed è scesa, quando ha deciso di farlo, senza far cadere niente, così come non aveva fatto pasticci quando in mia assenza ci era salita. Incredibile.

Adesso ronfa beata nello stesso posto della foto, quindi praticamente fra i miei piedi, e io non oso muovermi per non disturbarla…

Granny mania

Dopo anni di lotta, finalmente ho imparato a fare le classicissime piastrelle della nonna, quelle delle coperte fatte coi fili d’avanzo… sono semplicissime eppure non mi sono mai venute bene, sempre un po’ troppo storte, un po’ diseguali, e poi i cambi di colore! odio i cambi di colore perché significano fili da nascondere alla fine del lavoro… Le piastrelle della foto mi servono per realizzare una borsa, e sono per ora 27, ma mancano ancora i laterali (ho finito il nero e me lo devo procurare) quindi diventeranno 35, se ho contato bene. 35 piastrelle a tre colori significano 210 fili da nascondere, un incubo che fa venire voglia di cambiare progetto prima ancora di iniziare! Ci sto riuscendo grazie a un trucchetto di una banalità sorprendente: ho fatto prima tutti i centri (quelli fucsia nella foto) e ho nascosto i loro fili. poi ho fatto la parte ecru e ho nascosto i fili, poi il giro nero. Prima di un pannello (che poi ho unito, e rifinito) e poi dell’altro. È pazzesco ma funziona. Un pezzo per volta, in maniera sistematica, non mi sono neanche accorta di aver già nascosto quasi duecento codine. Stavolta arrivo alla fine.

La borsa con le piastrelle, fatta in un altro modo rispetto al progetto attuale ma non importa, è stato il mio primo progetto (fallito) di quando ho ripreso a lavorare a uncinetto da adulta, un po’ di anni fa. In qualche modo è cominciato tutto da lì, e poi sono venuti altri lavori più complessi, e poi i ferri, le maglie, gli scialli, e l’amica con cui forse, dopo un inizio un po’ burrascoso, non avrei riallacciato in maniera solida i rapporti. E la scoperta di quanto fanno bene i lavori manuali, la creatività, il realizzare qualcosa con le proprie mani.

Signorina Bertero, dattilografa

Sono appena tornata dai festeggiamenti per il 5° anniversario del Museo Storico della Reale Mutua.

Per la seconda volta, dopo la Notte degli Archivi di giugno scorso, Alice Basso (e le Soundscape 2.0, ovvero il gruppo con cui suona) ha portato in scena Signorina Bertero, dattilografa. E per la seconda volta GTT ha proclamato uno sciopero proprio per quella giornata. Ma stavolta l’ho avuta vinta io. Ho dubitato di riuscirci perché una volta trovato il pullman (nonostante lo sciopero) c’era la strada chiusa dai vigili e neanche il povero autista aveva idea del perché e di dove avrebbe dovuto deviare, ma alla fine sono arrivata a tempo. C’era il pienone, e il tipo di Reale che ha presentato la serata era tutto contento e secondo me si stava domandando perché mai ci fosse tutta quella gente per festeggiare il compleanno di un museo storico di un’azienda. Sì, ok, il buffet, ma…

In questi tempi bui per le donne, Alice è riuscita a scovare una storia (vera, un po’ romanzata come lei stessa spiega nella conclusione dello spettacolo) di una ragazza tostissima, prima impiegata donna in un’azienda totalmente maschile, in uno stato che aveva per legge la proibizione del lavoro per le donne sposate (avevano l’obbligo di lasciare il lavoro nel momento in cui avessero deciso di sposarsi, e la percentuale di single era molto più bassa di adesso). Questa legge è stata ufficialmente abolita soltanto all’inizio degli anni ’60…

Alice ha raccontato che quando era stata contattata per partecipare alla Notte degli Archivi aveva fatto la visita al Museo Storico della Reale Mutua, che era l’archivio che le era stato assegnato, e quando aveva visto in una sala la foto delle prime impiegate donne le era scattata subito l’idea. Idea che è poi stata sviluppata e articolata in un racconto intervallato da brani musicali e parzialmente recitato da lei stessa e dalle ragazze del suo gruppo musicale. Reale Mutua ha poi voluto replicare lo spettacolo in occasione del compleanno, che combinazione cade proprio l’8marzo, giornata della donna. Quale modo migliore per festeggiare la ricorrenza? (c’era anche la mimosa, e una splendida torta tutta decorata, ma il timore per lo sciopero e la mia naturale avversione per la folla mi hanno fatto desistere e alla fine dello spettacolo sono fuggita).

Se vi interessa leggere il testo, in attesa – chissà – di un’altra occasione di vedere lo spettacolo dal vivo, potete trovarlo gratuitamente sul sito di Reale Mutua a questo indirizzo, in pdf.

Salone Internazionale del Libro di Torino – edizione n.32

Ci siamo, è stata appena presentata la nuova edizione del Salone del Libro che si svolgerà a Torino dal 9 al 13 maggio 2019. Non vedo l’ora!

Esaurite – si spera – le polemiche e gli strascichi giudiziari che hanno accompagnato e tormentato queste ultime edizioni (peraltro di grandissimo successo) e ancora una volta sotto la direzione di Nicola Lagioia, si riparte: mancano due mesi praticamente tondi tondi.

Non ci sarà più il padiglione 5, ma ci sarà l’Oval: più metri quadri in termini assoluti, speriamo bene perché ricordo un’edizione di qualche tempo fa in cui già era stato fatto questo tentativo e l’Oval era terribilmente lontano e scollegato dagli altri padiglioni. In realtà non è così lontano, ma se sei già stanco per aver macinato chilometri fra le corsie dei padiglioni tradizionali e ti trovi a fare un percorso squallidino in mezzo al parcheggio, l’Oval rischia di sembrare un miraggio sempre alla stessa distanza…

Il manifesto è opera di MP5, un’autrice nota per aver disegnato anche i manifesti di Non Una Di Meno e in generale per il suo impegno sull’uguaglianza di genere. Il titolo-tema del Salone è una citazione, infatti è il sottotitolo di un’opera di Cortàzar. Quest’anno non ci sarà un paese ospite, ma una lingua, lo spagnolo, parlato da milioni di persone sparse per le diverse parti del mondo.

Navigation