assaggino n.2

Un tocco alla porta.
Berkick alzò lo sguardo dal libro che stava leggendo e andò a vedere di cosa si trattava.
“Buongiorno. Vengo da Eastmere, ho una lettera per mastro Devon… siete voi?”
“No, è mio padre”
“Bene, eccola qui”
Il messo si era già allontanato, prima ancora che lui potesse dire qualcosa. E’ morto da sei mesi, avrebbe dovuto aggiungere. Si chiese se sarebbe cambiato qualcosa, dubitava che il messo avesse istruzioni nel caso in cui non avesse trovato il destinatario della lettera. Forse l’avrebbe fatta consegnare al Sommo Maestro, che poi avrebbe deciso cosa farne.
Si rigirò la busta sigillata fra le mani, un poco perplesso, poi tornò alla scrivania e la aprì. Ne uscì un’altra busta, anch’essa chiusa, e un foglio piegato a metà.

Mastro Devon,
mi permetto di disturbarvi per farvi recapitare questa lettera a voi indirizzata. Ne ignoro il contenuto. Ma sulla busta c’è scritto il vostro nome, e l’indicazione “Ylis”. Non è stato difficile sapere che siete l’esperto di erbe che si occupa del monastero. Forse la persona che l’ha scritta è proprio quest’uomo che abbiamo soccorso, forse stava venendo a portarvela, forse invece l’aveva preparata apposta nel caso gli fosse accaduto qualcosa.
In ogni caso, mi pareva giusto farvela avere.
Ovviamente lo abbiamo curato e stiamo facendo il possibile, tuttavia le sue condizioni non sono buone, mi sento in dovere di dirvelo.
Vi ringrazio per il tempo che avrete dedicato a questa mia missiva
seguiva una firma e un indirizzo di Eastmere.

Berkick rilesse quelle poche enigmatiche righe e si domandò per l’ennesima volta che cosa potesse mai essere quella busta misteriosa. C’era un solo modo per scoprirlo. Delicatamente lacerò la busta con il tagliacarte.
Un altro foglio, più stropicciato, scritto con un’elegante calligrafia. Non resistette e cercò la firma: Lyos. Non gli diceva nulla, non ricordava di aver mai conosciuto nessuno con quel nome.

Scusatemi se vi disturbo, ma voi mi sembrate la persona più adatta. Conoscete la mia situazione, e sapete che non mi resta nessuno a cui importi di me. Voi, Devon, di me sapete cose che non sa nessuno, e in questi anni ho imparato a nutrire per voi una solida stima. Non mi fido di un altro medico. Se vi arriva questa lettera, significa che ho bisogno di aiuto. Se è possibile, organizzate il mio trasporto a Ylis. Se dovesse essere troppo tardi, desidero che le mie ceneri vengano portate a Fari. Fatele consegnare a Cedric, il Sommo Maestro, lui saprà cosa fare. Dei miei effetti personali fate ciò che volete, se Elenj lo desidera ovviamente può tenere per sé ciò che riterrà più opportuno. Vi ringrazio, Devon. Mi rassicura pensare che ci sia qualcuno che si occuperà di me qualunque cosa mi sia accaduta

Berkick rilesse quelle poche, scarne e lucide righe. Quest’uomo, questo Lyos, sembrava legato a suo padre, forse erano amici. Beh, forse non poi così tanto. Gli dava rispettosamente del voi, e non tradiva molta confidenza. Ma Elenj… che cosa aveva a che fare con quell’uomo? Lei avrebbe potuto “ovviamente” fare ciò che voleva dei suoi effetti personali. Ovviamente?
Decise d’impulso di andare a parlarle, cercandola in palestra. Si vedevano, di tanto in tanto, scambiavano qualche frase, ma la conoscenza non era mai progredita come Berkick avrebbe voluto.
“Buongiorno, Elenj”
“Buongiorno. Come state? Avete finalmente deciso di frequentare un poco questo luogo?” lo punzecchiava sempre, ma con più bonarietà delle prime volte.
“Veramente sono passato per chiedervi una cosa… mi potete dire chi è Lyos?”
Lei impallidì e tacque per un tempo che a Berkick parve lunghissimo.
“Gli è successo qualcosa? Cosa ne sapete voi?”
“Molto poco, per questo vi domando… Non so cosa gli sia successo, di preciso, ma deve essere in difficoltà. Mi è stato recapitato un suo messaggio…”
“A voi?” lo interruppe “ma non vi conoscete!”
“Già. La lettera è indirizzata a mio padre, in effetti”
Lei si irrigidì ancora.
“Forse ci sono cose di cui si era occupato vostro padre che non vi riguardano” disse secca
“Sarebbe stato meglio se avessi rifiutato la lettera? Che cosa ne avrebbe fatto il messo? L’avrebbe distrutta, togliendo così ogni residua speranza al vostro amico? O l’avrebbe forse consegnata al Sommo Maestro… preferivate?”
“Allora, mi dite che cosa gli è successo?” sbottò lei spazientita
“Non lo so, Elenj, davvero. La sua lettera si limita a chiedermi… a chiedere a mio padre… di andarlo a riprendere. Sembra si trovi a Eastmere”
“E’ prigioniero?”
“Non lo so, Elenj! C’è scritto che lo hanno soccorso, e che sta molto male. Aveva questa lettera sigillata con sé, con su scritto il nome di mio padre, e l’hanno fatta consegnare non sapendo che lui era morto. Questo è ciò che so. Se volete vi faccio leggere ciò che mi hanno portato”
“Non occorre, vi credo. Quando intendete partire?”
“Domattina all’alba. Devo preparare un bagaglio fornito, e comunque non avrebbe senso viaggiare di notte. Elenj… va tutto bene? Mi spiace di avervi dato io questa notizia”
“Sto benissimo”
“Non volete spiegarmi qualcosa?”
“Non credo siano affari vostri”
“Non ho detto che voglio sapere se quell’uomo è il vostro amante” spiò una reazione dell’elfa, ma lei rimase impassibile “Vorrei solo sapere davanti a cosa mi troverò. Non conosco questo Lyos, ma voi sì. Mi potete dire qualcosa di… generico? Quanti anni ha? E’ un guerriero? Cioè… è preparato, fisicamente? Sapete se soffre di qualche disturbo particolare? Queste cose mi potrebbero essere utili per curarlo”
“Credo abbia la vostra età… non lo so di preciso, il tempo ha un significato diverso per me” Esitò, come a cercare le parole “E’ un monaco, si occupa più di questioni teoriche che della difesa materiale di qui, ma è in ottima forma… almeno, lo era. Non lo vedo da un po’… credo che siano passati due anni, più o meno… non credo di potervi dire altro di utile. Conoscete la famiglia Kirshartel?”
“Di nome, ovviamente sì”
“Lyos è il figlio più giovane di lord Kirshartel”
“Ah. Ma è in rotta con la famiglia, giusto?”
“Sì. Come lo sapete?”
“E’ scritto nella lettera. Dice una cosa tipo che mio padre era una delle poche persone a cui poteva importare della sua salvezza”
“Capisco. Sentite, Berkick, io devo andare, ho un appuntamento e sono quasi in ritardo. Fate quello che potete, per favore…” Elenj sembrava improvvisamente sulle spine, con una gran voglia di andare via.
“Gli volete ancora bene”
“Pensate quello che volete” ribattè lei acida uscendo.

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